Stipendio insegnanti: ecco le 5 qualità necessarie per guadagnare di più

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Lavoro progettuale, capacità di valutazione, rapporto con le famiglie, capacità di orientare e frequenza in classe. Il tanto discusso bonus di merito, contro cui da sempre gli insegnanti si sono scagliati a causa della sua poca oggettività, dovrebbe dipendere da queste cinque caratteristiche. Rientra tutto nell’ottica dell’aumento degli stipendi: il tutto per più o meno 85 euro di aumento. Non saranno certamente pioggia nel deserto e non verranno garantiti a tutti. Ovviamente, questo lo sa bene anche il Miur che per bocca di Valeria Fedeli ultimamente si è sempre espresso sull’aumento degli stipendi, non basta per ridare linfa vitale e dignità alla professione. La scelta spetta sempre al dirigente-sceriffo e resta comunque un punto di soggettività non da poco.

I fondi che il Ministero ha messo a disposizione per gli aumenti dovranno essere distribuiti valutando il merito. Cioè, in parole povere, le prestazioni degli insegnanti sulla base di quei criteri generici sopra indicati. Potrebbero anche non essere tutti, oppure essere presi in considerazione solo alcuni rispetto agli altri, perché il peso viene stabilito dal dirigente e non dalle carte. Quanto siano valutabili questi criteri è tutto contestabile.

I criteri non tralasciano, almeno così sembra, nessuno degli ambiti in cui un docente dev’essere ferrato. L’aumento viene quindi predisposto in base all’impegno, importante, e questo è al centro di quasi tutti i punti, la gestione dei rapporti umani. Sia considerato in rapporto alla famiglia che agli alunni: in pratica più si è apprezzati e più ci si avvicina al bonus. Criteri più oggettivi rappresentano la frequenza in classe (quella è scritta) ed i lavori progettuali (ovviamente si decide di farne o meno). Il punto più fumoso da gestire resta la valutazione degli alunni. Come si può stabilire se una valutazione è corretta o meno? Al massimo si può specificare se essa aggrada o meno, il valutato ed il sorvegliante (in questo caso il preside). Insomma la paura, anche abbastanza comprensibile, è che si cada in un mecenatismo che danneggia i più meritevoli anziché premiarli.

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