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Stipendi precari non pagati: il Miur non risponde e NoiPa scarica il barile

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di Daniele Naddei

Tutto è cominciato con una domanda molto semplice: “Perché non riceviamo lo stipendio da due mesi?”. A rivolgersi ad Oggiscuola, e non solo, con questo interrogativo sono stati diversi docenti precari. E’ quindi venuta alla ribalta una vicenda sconcertante: molti insegnanti, non di ruolo, non hanno ricevuto gli stipendi di maggio e giugno. Di per sé è una questione abbastanza grave, alla quale le istituzioni avrebbero dovuto dare una risposta certa. Invece, come spesso accade quando si cerca di fare in modo corretto il proprio lavoro, si viene ostacolati dalla volontà di non far trapelare alcuna risposta. La sequenza dei fatti si svolge con drammatica lentezza e porta ad un nulla di fatto.

Lunedì 10 luglio 2017, dopo una lunga attesa al telefono, ottengo la prima, ineluttabile, risposta negativa da NoiPa. La pubblica amministrazione, per voce di un’operatrice, annuncia che il problema non solo non è stato risolto ma che non dipende da quell’ufficio. In pratica NoiPa, al quale i dipendenti pubblici si rivolgono per ottenere il conguaglio relativo alle prestazioni di lavoro, ha soltanto il compito di “distribuire secondo le direttive del Miur” (ovviamente per ciò che riguarda gli insegnanti, nda). Viene quindi consigliato dalla stessa centralinista di rivolgersi direttamente alla Direzione Provinciale del Tesoro oppure direttamente al Ministero dell’Istruzione, che a quanto sembra avrebbe il compito di inviare le risorse necessarie a NoiPa.

E’ proprio il secondo passaggio che, dopo una serie di rinvii e ritardi, mi offre implicitamente la risposta del Miur: nessuno parlerà. La prima telefonata la indirizzo all’ufficio del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Miur (alle 16 circa di lunedì 10 luglio 2017, nda) cercando di contattare la Direzione generale per le risorse umane e finanziarie presieduta dal direttore generale dott. Jacopo Greco. Il primo tentativo va a vuoto: il direttore è in riunione, e nella stessa giornata provo a chiamare altre tre volte. Riesco a mettermi in contatto con il dottor Greco soltanto il giorno dopo (martedì, nda). A quel punto annuncio la volontà di raccogliere una sua dichiarazione su una vicenda tanto spinosa. Mi viene risposto, cordialmente, che non v’era alcun problema ma i passaggi “burocratici” necessari erano i seguenti: contattare prima l’Ufficio Stampa del Miur.

Le cose si complicano ulteriormente. La sera stessa provo a contattare l’ufficio stampa, a cui capo vi è la dottoressa Alessandra Migliozzi. Mi piacerebbe scrivere che il racconto prosegua bene, che la telefonata al responsabile della comunicazione sia stata soltanto una formalità e che dopo pochi giorni avrei potuto parlare con il dottor Greco. Sfortunatamente non è ciò che è accaduto. La dottoressa Migliozzi è sempre in riunione: dalla mattina alla sera. Vane sono state le promesse dei suoi colleghi, e della segretaria dell’ufficio, di essere ricontattato il prima possibile.
“La dottoressa Migliozzi sta concordando con il dottor Greco la risposta alle sue domande”, spiegano un’addetta stampa dell’entourage della comunicazione e rassicura: “Appena torna la faccio chiamare”. Il giorno dopo il telefono non squilla. Ormai è giovedì, richiamo due volte ed ancora la dottoressa Migliozzi è in riunione o impegnata in altre faccende. La risposta del Miur mi è ancora più chiara il venerdì (14 luglio 2017 esattamente 5 giorni dopo, nda) quando dopo l’ennesima telefonata nell’ufficio la segretaria mi spiega che la dottoressa Migliozzi ancora una volta è in riunione.
“La farò richiamare”, mi dice ma ancora una volta la promessa cade nel vuoto.

Il fatto che il Miur, senza dubbio, abbia molte cose di cui occuparsi è certamente vero. Nessuno mette in dubbio che vi siano molti impegni e che l’ufficio si prodighi costantemente nell’adempiere a molti doveri necessari. D’altronde in una settimana un tema importante come quello degli stipendi non pagati ai precari resta ancora una volta irrisolto. Nessuno vuole o può parlare, nessuno risponde e nessuno vuole responsabilità. Gli stipendi di maggio e di giugno? Non chiedetelo al Miur.

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