Home News “I prof contro di me, la ds assente. Pregavo ogni mattina di essere investita”, il racconto di una neodiplomata

“I prof contro di me, la ds assente. Pregavo ogni mattina di essere investita”, il racconto di una neodiplomata

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“Se la maturità si potesse misurare in numeri allora io scolasticamente parlando risulto per il 75% matura. Un buon risultato ma che per quel che mi riguarda mi serve solo per dire ufficialmente addio a quella che per 6 anni è stata la mia gabbia e la mia libertà, allo stesso tempo”.

Esordisce con queste parole Barbata Mucelli, classe 1997 appena diplomata all’Istituto Vittorio Emanuele II di Bergamo. In un lungo sfogo inviato alla redazione di bergamonews, la studentessa ha raccontato: “Quest’anno, per me, l’esame di stato doveva essere una rivincita personale, dopo che l’anno scorso non ero un numero sufficiente al per essere definita matura. Ho usato il verbo “essere” per scelta, non per sbaglio. Per 5 anni mi hanno presa e mossa a loro piacimento dentro quella scuola, o almeno ci hanno provato. Ho iniziato al Vittorio Emanuele II di Bergamo nell’ A.S. 2011-2012, ero nella classe 1ªC, circondata da compagni nuovi e professori molto più autorevoli che alle medie, una realtà in cui buttarcisi e crescere. In seconda, dato l’alto numero di bocciature, hanno fuso la nostra classe con la sezione D. Ancora una volta un nuovo inizio, 13 persone da conoscere, con cui convivere. L’anno successivo, con l’inizio del triennio di compagni nuovi ne abbiamo “accolti” solo 5, ma giustamente abbiamo cambiato tutti i professori. Il colpo di grazia però, l’ho subito in 4ª superiore quando, per motivi ad oggi ancora non chiari, la mia classe è stata divisa in 3 parti”.

Accuse dure quelle della neodiplomata che racconta il disagio di dover vedere la propria classe spezzata, tagliata, cambiata, stravolta, anno dopo anno. “In poco tempo ho perso i miei punti di riferimento. Da quel giorno è iniziata forse la vera vita difficile, all’interno di quell’aula, io non avevo più nessuno. Oltre a quindi le difficoltà con gli studenti della 4ªB, il vero problema l’ho riscontrato nei docenti. Non in tutti ovviamente. Era diventato tutto molto pesante: ero sola e, per “colpa” del mio dire sempre quello che penso, avevo anche una buona parte del corpo docenti contro. I quali avendo il coltello dalla parte del manico non si facevano problemi nel prendere di mira me e chi come me non aveva intenzione di sottostare alle ingiustizie del sistema scolastico. Pregavo la mattina di venire investita andando a scuola, così avrei avuto un buon motivo per non mettere piede in quel posto per un po’. È stato l’anno in cui ho fatto più assenze che mai”.

Dopo il fallimento in quinto superiore, la ragazza viene convocata dalla ds: “Sono andata a parlare con la preside del mio istituto, la quale mi ha detto “da settembre io e te ci vedremo una volta a settimana per fare due chiacchiere perché, con questo carattere, non arriverai mai da nessuna parte”, indovinate? La dirigente scolastica non si è mai fatta viva per quelle chiacchierate. A dimostrazione che, nonostante la scuola ci voglia crescere e rendere Adulti con la A maiuscola, lì dentro sono le prime le persone ai vertici a non essere in grado di rispettare la parola data. Forse pensano che a 18-19-20 anni ci possono prendere tutti in giro, alla stessa maniera”.

“Con dei professori che, per la prima volta, ho il coraggio di definire con questa parola, ho avuto dei risultati molto buoni. Gli stessi che potete leggere nelle prime righe di questo post. Con 75/100 io saluto lo schifo che sono stati gli anni delle mie superiori, avendo però la maturità di ringraziare tutti gli insegnanti che ho incontrato. I primi, quelli del biennio, li ringrazio per essere stati severi e aver costruito in me le fondamenta per la donna che sono oggi. I professori della quarta e della mia prima quinta superiore, non tutti perché non sarebbe giusto, li ringrazio per avermi fatto capire che cosa diavolo NON voglio essere. E loro sanno benissimo a chi mi sto riferendo. Gli ultimi docenti, con i quali spero che un domani si possa creare un rapporto di amicizia e confronto tra generazioni diverse, li ringrazio per avermi dato la forza di reagire, per realizzare e dimostrare a me stessa di non aver sbagliato a giudicarmi, il problema non ero io”.

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