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Docenti sottopagati, la Ministra è d’accordo coi sindacati: ora lo scriva nell’Atto di indirizzo del rinnovo

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valeria fedeli

Secondo la ministra Valeria Fedeli quella dell’insegnante dovrebbe essere una delle professionalità maggiormente pagate di questo Paese, perché hanno in mano il destino dello stesso. Per il sindacato, l’ammissione della titolare del Miur costituisce un’importante conferma politica che la battaglia contro l’esiguità degli stipendi dei dipendenti della scuola è sacrosanta. Ora, però, dalla politica delle parole si passi a quella dei fatti.

“E’ bene che si dia seguito al suo auspicio – commenta Marcello Pacifico, presidente di Anief-Cisal -. L’occasione per farlo è prevedere il sostanzioso aumento già nei prossimi giorni, inserendolo nell’atto di indirizzo che si sta definendo proprio in questi giorni. Certamente, a queste cifre certo che potremo sottoscrivere il rinnovo del contratto. Se invece quella della Ministra vuole essere solo una dichiarazione d’intenti, magari finalizzata a raccogliere simpatie e consensi persi dal suo predecessore a Viale Trastevere, allora non ci siamo. Perché quasi il doppio dei nostri insegnanti guadagnano i colleghi tedeschi, che hanno pure la possibilità di andare in pensione senza particolari tagli all’assegno di quiescenza già dopo circa 25 anni di servizio. Mentre i nostri lasciano alle soglie dei 70 anni per prendere una pensione sempre più bassa. Se è vero che siamo in Europa, dobbiamo abbattere le discrasie”.

Per questi motivi, Anief ha deciso di fare ricorso e ha messo a disposizione dei lavoratori i modelli di diffida per il recupero totale degli arretrati, attraverso lo sblocco dell’Indennità di vacanza contrattuale da assegnare per legge. Anche la Ministra dell’Istruzione si allinea con il sindacato: in Italia i docenti sono sottopagati, dovrebbero guadagnare almeno il doppio di quello che percepiscono oggi.
“Credo che quella dell’insegnante dovrebbe essere una delle professionalità maggiormente pagate di questo Paese perché hanno in mano il destino dello stesso. Dovrebbero percepire almeno il doppio di quello che prendono ora”, ha detto la titolare dell’Istruzione ai microfoni della trasmissione ‘L’aria che tira’ su La7. Quindi 3mila euro? “sì”, ha risposto Fedeli.

Per il sindacato, l’ammissione della Ministra costituisce un’importante conferma politica che la battaglia contro l’esiguità degli stipendi dei dipendenti della scuola è sacrosanta. Ora, però, dalla politica delle parole si passi a quella dei fatti. “Rimaniamo colpiti positivamente dalle parole della Fedeli – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – però è bene che si dia seguito al suo auspicio. L’occasione per farlo è prevedere il sostanzioso aumento già nei prossimi giorni, inserendolo nell’atto di indirizzo che si sta definendo proprio in questi giorni. Certamente, a queste cifre certo che potremo sottoscrivere il rinnovo del contratto”.

“Se invece quella della Ministra vuole essere solo una dichiarazione d’intenti, magari finalizzata a raccogliere simpatie e consensi persi dal suo predecessore a Viale Trastevere, allora non ci siamo. Perché quasi il doppio dei nostri insegnanti guadagnano i colleghi tedeschi, che hanno pure la possibilità di andare in pensione senza particolari tagli all’assegno di quiescenza già dopo circa 25 anni di servizio. Mentre i nostri lasciano alle soglie dei 70 anni per prendere una pensione sempre più bassa. Se è vero che siamo in Europa, dobbiamo abbattere certe discrasie”.

Pacifico ha già espresso questi concetti nel corso dell’incontro tenuto dalle Confederazioni sindacali all’Aran. Sul rinnovo contrattuale, Anief ribadisce, quindi, la sua linea: occorre almeno accordare il recupero dell’inflazione indicizzata, prendendo come base di partenza il mese di settembre 2015, come ha stabilito la Corte Consulta. Per superare il blocco stipendiale che perdura dal 2008, il Governo deve mettere a disposizione, come media, almeno 210 euro a dipendente: 105 sono relative all’adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale, prevista per legge, a cui si aggiunge una cifra analoga come aumento di categoria. A oggi, invece, il Governo ha messo sul piatto la miseria di 83-85 euro lordi a regime, di cui la maggior parte ancora da approvare con la Legge di Bilancio di fine anno, peraltro da assegnare solo, se va bene, dai primi mesi del 2018. Tanto che al momento possiamo contare sulla sicura copertura di appena 36 euro lordi medi a dipendente pubblico.

“Come se non bastasse – continua il presidente Anief – l’aumento proposto dal Governo escluderebbe l’ultimo quadrimestre 2015. Sono soldi che devono essere ridati ai dipendenti, non possono finire nel dimenticatoio. Per questo abbiamo annunciato ricorso, sia per i dipendenti della Scuola, sia per i lavoratori della Pubblica Amministrazione, che ritireremo solo laddove la richiesta venga soddisfatta. Allo stesso modo, è bene che vengano rispettate anche le direttive dell’Unione Europea su organizzazione e orario di lavoro, ampia informativa ai dipendenti, gestione delle ferie, congedo, pensioni e precariato”.

Per questi motivi, Anief ha deciso di fare ricorso e ha messo a disposizione dei lavoratori i modelli di diffida per il recupero totale degli arretrati, attraverso lo sblocco dell’Indennità di vacanza contrattuale da assegnare per legge.

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