Lo scandalo dei “diplomifici”: dal caso Buffon ad oggi non è cambiato nulla

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di Daniele Naddei

Insegnanti non pagati, ricattati con la trappola del punteggio, strutture spesso inadeguate, voti alti e diplomi regalati, se non addirittura comprati. E’ sempre stato così, ma per anni ci si è nascosti dietro un dito facendo finta di nulla. D’altronde il caso di Gianluigi Buffon (portiere della Nazionale italiana di calcio e della Juventus) scoppiato nel 2000 ha fatto storia: l’atleta ammise di aver comprato il diploma e rischiò anche la galera. Il caso fu eclatante ed accese i riflettori su quello che era un mondo di illegalità messo in piedi da istituti privati. Nell’ultimo mese, dopo lo scandalo che ha colpito il Voltaire di Napoli con 250 privatisti che hanno comprato il diploma, il caso è tornato alla ribalta. Le indagini sono andate avanti e ben 47 istituti paritari sono stati sospesi quest’anno per aver mercificato qualcosa che non dovrebbe essere in vendita ma attribuita per merito.

In più di vent’anni non è cambiato praticamente nulla. Gli insegnanti delle scuole paritarie si adattano a quello che vuole la direzione scolastica. Sono come i soldati: eseguono gli ordini e non vengono nemmeno pagati, ricattati attraverso l’arma del punteggio che serve a scalare le graduatorie. Neolaureate a cui viene detto: niente stipendio ma avrete il punteggio, o addirittura pretendere che siano i docenti stessi a pagare per insegnare. In Campania il caso è stato eclatante, ma in questi anni gli scandali hanno coinvolto anche istituti Lombardi, a febbraio 2016 tra Milano, Pavia e Como sono state chiuse almeno quattro strutture fatiscenti. A Ragusa sono stati denunciati oltre ottanta insegnanti, dirigenti e studenti con l’accusa di truffa: un diploma poteva costare anche 3.500 euro.

Sono passati tanti anni ma tutto resta uguale. Inoltre le scuole paritarie usufruiscono dei finanziamenti pubblici, che nel corso del tempo sono andati ad aumentare. Ad oggi sono oltre 500 milioni di euro i fondi destinati ad un sistema che accoglie quasi un milione di studenti italiani e da lavoro a quasi duecentomila tra docenti e personale. Le istituzioni giurano che i controlli ci saranno, e per adesso i risultati si stanno facendo sentire.

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