Vittime dell’algoritmo: “Vorremmo vivere in un paese normale, invece viviamo in paese governato da geni!”

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di Debora Masci – Vittime dell’algoritmo

Salve, vi ricordate di noi? Noi siamo quei docenti ingenui e creduloni che si sono lasciati convincere dagli orizzonti nefasti prospettati per chi non avesse colto la grande opportunità del ruolo. Siamo quelli che, rassicurati sulla grandiosità della opportunità, siamo saliti sul quel famoso treno da prendere al volo.
Siamo quelli che, con decenni di servizio alle spalle, fattoci due conti, abbiamo deciso di fare domanda di assunzione, perché tanto, con tutti i nostri punti, sapevamo di poter rimanere vicino a casa.

In un paese normale i conti tornano, ma nel nostro paese no, perché il nostro è un paese governato da “geni”!
In un paese normale, se hai il punteggio più alto scegli per primo la tua sede, nel nostro paese no!
I nostri governanti “geniali” hanno affidato le nostre vite ad un algoritmo che, poverino, ha avuto qualche leggera defaiance e ha trasferito chi aveva pochi punti sui posti spettanti a chi di punti ne aveva di più.

E che sarà mai stato? Abbiamo solo dovuto sceglierci un avvocato, investire un paio di stipendiucci e aspettare pazientemente i tempi della giustizia Soggettiva italiana. Perché, forse vi è sfuggito che ogni giudice può decidere in base ai propri orientamenti e convincimenti personali?

In un paese normale, vi sareste aspettati che, appurati gli errori, li avrebbero corretti vero? E sì, in paese normale! I “geni”, invece, ci hanno promesso una forma di riparazione…..trasferimento per tutti! Ma mai perdersi d’animo, dai, non diventiamo impazienti, a tutto c’è rimedio.

In un paese normale si sarebbe decisa una percentuale corposa da destinare al rientro di chi ha subito gli errori. I nostri “geni” invece hanno detto che il 30% sarebbe bastato.
Ora un’altra pagina di questa infame genialata è stata scritta: come volevasi dimostrare, e come chi due conti se li sa fare aveva previsto, quasi nessuno ha riavuto la sede rubata dall’algoritmo; i colleghi graziati lo scorso anno lo sono stati ancor di più, potendo partecipare alla mobilità provinciale; i tribunali, nella maggior parte dei casi, rimandano ad oltranza le udienze.

Cari signori geni, cosa si fa? Le vostre genialate non le sopportiamo più.
Fatevi un giretto veloce sui social, vi renderete conto che il livello di esasperazione è ai limiti.
Smettetela di essere “geni” e tornate ad essere persone normali. State continuando a giocare con le nostre vite!

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