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Scuola, in Italia solo i ricchi possono scegliere: tagliare i fondi ai privati aumenta le discriminazioni

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L’accesa polemica tra la spesa dello stato per la scuola statale e quella paritaria rischia di diventare tema di accesa discussione (politica, ndr) per molti dei mesi a venire. Non a caso più ci si avvicina alle elezioni più si arriva allo scontro su questioni che, in verità, dovrebbero essere molto più semplici e desumibili dai dati. Il Giornale, attraverso un’analisi delle tabelle della spesa pubblica per la scuole paritarie e statali, ha evidenziato come tagliare la spesa pubblica alle scuole paritarie sarebbe in realtà un danno.

Innanzitutto il presupposto, essenziale e giusto, è stabilire la differenza tra pubblico e statale. E’ pubblico ciò che svolge un servizio offerto a tutti i cittadini, il che ovviamente non vuol dire che debba essere per forza statale. Un esempio di ciò, per staccarsi dal sistema scolastico, può essere evidenziato dalle aziende partecipate, cioè privati che offrono servizi di pubblico interesse. Le tabelle, inoltre, evidenziano che la spesa pubblica per le scuole statali sia comunque di gran lunga superiore a quella per le scuole paritarie:

Mapifin

Tabella Miur spesa

Tagli che, come evidenzia la tabella, porterebbero ad un’ulteriore discriminazione tra gli iscritti alla scuola paritaria, che in ogni caso pagano anche una tassa statale cosa che in altri paesi non avviene, e quella statale. Senza contare che la tabella evidenzia come la spesa pubblica sia di gran lunga superiore a quella per le scuole paritarie.

Un aspetto interessante, che il Giornale evidenzia, è che le rette versate dalle famiglie che scelgono la scuola paritaria sono di gran lunga inferiori alla corrispondente spesa pubblica sostenuta dallo Stato per un allievo della scuola statale, segno che quest’ultima è vittima di uno spreco mostruoso, che sarebbe solo aggravato dalla eliminazione delle paritarie: lo Stato non riceverebbe più i 6 miliardi di euro che le pubbliche paritarie gli procurano annualmente, a fronte di un investimento di 500 milioni di euro.

Da ciò ben si evince che non esiste una vera e propria possibilità di scelta: certe scuole se le possono permettere solo i ricchi. In Italia, evidenziano i dati, manca una libertà di fondo nella scelta educativa.

 

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