Home Uncategorized Daniel Pennac: “Diventare insegnanti? Significa appassionarsi all’ignoranza”

Daniel Pennac: “Diventare insegnanti? Significa appassionarsi all’ignoranza”

6 min read
1
daniel pennac

Daniel Pennac, pseudonimo di Daniel Pennacchioni, insegnante e scrittore francese, nel 1985, comincia – in seguito ad una scommessa fatta durante un soggiorno in Brasile – una serie di romanzi che girano attorno a Benjamin Malaussène, capro espiatorio di “professione”. Intervistato da Ilaria Tagliaferri per Giunti Scuola, lo scrittore ha spiegato cosa significa oggi essere insegnante.

Come insegnante quali sono stati i suoi primi gesti per essere “passeur”?

La lettura è in grado di rendere luminosa la nostra solitudine, e per conciliarsi con essa è molto importante la noia: quando insegnavo, prescrivevo ai miei alunni venti minuti di solitudine e di noia al giorno. Dicevo loro di tornarsene a casa, di non parlare con nessuno lungo la strada e di non fermarsi al bar con gli amici. “Entrate in camera”, dicevo “sedetevi sulla sponda sinistra del letto e prendete un orologio. Resistete così per 20 minuti, senza parlare, senza telefonare, senza studiare, senza fare niente. Domani me lo racconterete”.

I cambiamenti sociali quanto hanno influito sull’essere bambini oggi?

I nostri alunni non sono certamente più quelli di cinquant’anni fa. Da allora infanzia e adolescenza hanno cambiato statuto, sono diventate clienti della società dei consumi.

Ai tempi in cui ero ragazzo si mangiava ciò che c’era in tavola e si leggevano i libri che trovavi nella libreria di casa tua, non c’era una letteratura specifica per i ragazzi, mentre oggi tutto è mutato, nel consumo di cibo, di giochi, nei mezzi di trasporto e comunicazione, nella scelta dei libri.

C’è un sentimento di maturità sociale che accomuna bambini e genitori, ed essi rivendicano gli stessi diritti, gli stessi telefonini, videogiochi. In questo modo adulti e ragazzi si collocano nell’ambito dell’“avere” ma sono convinti di stare in quello dell’“essere”. La nostra missione è quella di rimettere a posto i due campi.

Quali consigli dà agli insegnanti per avvicinare i ragazzi alla lettura?

Negli anni Ottanta leggevo ai ragazzi delle mie classi i libri ad alta voce e facevo loro imparare dei passaggi a memoria, spesso si trattava degli incipit. Numeravo ogni libro, uno per ogni settimana, poi giocavamo a interrogarci a vicenda chiamando il numero “dimmi il 3, dimmi il 7!” e anche io entravo nel gioco insieme a loro.

In questo modo mostravo loro come la mia memoria, a quarant’anni, fosse molto più labile della loro. Il discorso della memoria è fondamentale quando si parla di lettura, perché il mio scopo era che si costruissero una biblioteca mentale da portarsi dietro nel tempo, nel futuro.

Pensavo sempre al futuro quando leggevo per loro. Tant’è che mi è capitato una volta di incontrare un mio ex allievo che mi ha guardato fisso e si è messo a recitare l’inizio di Cent’anni di solitudine, che avevamo letto insieme quando lui frequentava la seconda media. Mi disse che ero stato io a infondergli la passione per la lettura: e adesso di professione fa il pilota di aerei, e mi ha confessato di avere l’abitudine di inserire il pilota automatico durante il viaggio, per poter leggere in pace qualche pagina. Al che non ho potuto fare a meno di chiedergli su quale tratta voli!

Qual è il compito principale degli insegnanti?

Ho sempre avuto passione per l’ignoranza, e ho sempre pensato che fosse un problema intellettualmente stimolante… ma i miei professori non si sono mai appassionati alla mia! Secondo me diventare insegnante vuol dire proprio questo: appassionarsi all’ignoranza, trovare in essa la radice della creatività, della conoscenza, a qualsiasi età. Mia figlia, quando mi vede maldestro al pc, sa che per insegnarmi a usarlo deve avere molta, moltissima passione pedagogica nei mie confronti.

articoli correlati
Altri articoli by Redazione
Altri articoli in Uncategorized
Comments are closed.

Check Also

Blue Whale, sfiorata tragedia a Roma. La madre: “Così mia figlia è caduta nel gioco del suicidio”

Voleva essere la prima vittima di Blue Whale in Italia. Il suo obiettivo era quello di div…