Percepisce lo stipendio pieno da bidella per oltre tre mesi con solo quattro ore di lavoro

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Una storia all’italiana. Lavora un solo giorno e percepisce per oltre tre mesi lo stipendio. E’ quanto accaduto ad una collaboratrice scolastica che avrebbe dovuto prestare servizio in un istituto comprensivo della cintura urbana di Padova. La donna, come racconta Padovaoggi.it,  con appena 4 ore di lavoro ed una serie incredibile di incastri tra giorni di malattia personali e congedi parentali, è riuscita infatti nel “giochetto” che è costato alle casse dello Stato alcune migliaia di euro.

600 KM DA PADOVA. Tutto ha inizio nel mese di novembre. Una scuola secondaria deve coprire 18 ore di servizio nei giorni di mercoledì, giovedì e sabato. Sei ore per turno di lavoro, 18 ore totali la settimana. Come prescrive la legge, si utilizza la graduatoria esistente. La prima in lizza è una donna residente in un comune del centro sud Italia: distanza da Padova 600 chilometri. La signora, coniugata con un figlio piccolo a carico, risponde solerte all’appello in un freddo sabato d’autunno. Svolge il servizio assegnatole con solerzia e saluta le future colleghe: “Ci vediamo mercoledì”, promette.

IN MALATTIA. Mai frase risultò più beffarda. Il mercoledì successivo la donna neoassunta dalla scuola telefona annunciando che causa malattia del bambino (ex d.Lgs. 151/2001, disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) non potrà recarsi al lavoro. Giunge il certificato del pediatra che dà una prognosi di due giorni al bimbo, coprendo l’assenza del mercoledì e del giovedì. Sabato ad essere malata è la collaboratrice, segue documentazione della guardia medica, per un giorno. La settimana successiva il copione si ripete e così a seguire per dodici settimane di fila.

CASO LIMITE. “Siamo chiaramente di fronte ad un caso limite – spiega Gianna Marcone, responsabile di Fenalca scuola – che credo nessun sindacato di buon senso avrà il coraggio di tutelare nel caso la scuola scelga di scorrere la graduatoria e passare al candidato immediatamente successivo. Il guaio è che il sistema è criminogeno: occorre conferire ai dirigenti una maggiore autonomia nella individuazione del personale destinatario di supplenza breve, altrimenti si rischia che l’uso inappropriato di quegli istituti giuridici che nascono per tutelare diritti sacrosanti (come la malattia, il congedo parentale, la disabilità) diventi abuso e penalizzi chi ha effettive necessità. Si potrebbe ipotizzare magari un riconoscimento economico per i soli giorni di servizio effettivo ed un riconoscimento giuridico dei giorni non lavorati come deterrente. Insomma, occorre uno studio parlamentare per questo. Diversamente, con l’istituzione di graduatorie “regionali”, non poche scuole non potrebbero funzionare, atteso che tantissimi docenti provenienti da ogni regione d’italia svolgono scrupolosamente (senza abusare di alcun tipo di assenza) il proprio lavoro. Come molti tra i nostri iscritti che sono in servizio fuori regione, dalle Alpi alla Sicilia”.

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