Home Notizie Sindacali Decreto Madia, l’ira dei sindacati: “I fondi per coprire l’aumento di 85 euro sono insufficienti”

Decreto Madia, l’ira dei sindacati: “I fondi per coprire l’aumento di 85 euro sono insufficienti”

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La firma del decreto previsto dalla legge di bilancio che sblocca le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici, le assunzioni e il riordino della Pubblica amministrazione, sta scatenando non poche polemiche nel mondo della scuola. Il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia ha annunciato, quindi, lo sblocco di di 2,5 miliardi di euro da cui saranno ricavati gli “aumenti” ai docenti. I sindacati, uniti in questa lotta, ritengono vergognoso quanto previsto per l’aumento stipendiale.

“Finalmente è approdato al vaglio della Corte dei Conti il DPCM che stanzia i fondi per il rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego, di cui la scuola costituisce il comparto più numeroso. Ma i tempi per arrivare alla definizione del contratto non sono così rapidi come il Governo vuol far apparire – ha detto Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – delle risorse necessarie per raggiungere i miseri 85 euro lordi di aumento promessi ad oggi risulta stanziata meno della metà. Inoltre, per quanto concerne la parte normativa, va sottolineato che non si è concluso l’iter di revisione del Testo Unico nel quale sono ancora presenti ambiguità su quale sia la sfera riservata alla contrattazione”.

“Come è stato evidenziato anche dai recenti dati della Tesoreria dello Stato sugli stipendi degli statali, la scuola resta fanalino di coda del settore pubblico. Chiediamo dunque al Governo – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – di reperire le risorse per recuperare il potere di acquisto dei docenti, cioè almeno 150 euro mensili”.

Anche per l’Anief accettare queste condizioni sarebbe un vero tradimento dei lavoratori. Perché secondo la normativa vigente e la sentenza della Consulta, in attesa della firma del contratto, dal settembre 2015 lo Stato avrebbe dovuto versare a ogni dipendente pubblico 105 euro di aumento medio, riconducibile a una busta paga mensile di 1.500. Ossia, il 7 per cento del proprio stipendio, salvo recuperare l’altro 50 per cento alla firma del contratto. Ecco le ragioni per cui è stato deciso di chiedere ai lavoratori della scuola e della P.A. di inviare la diffida e di attendere il responso da parte della Corte Costituzionale.

“Alla luce delle cifre risibili in arrivo – ha detto Marcello Pacifico di Anief-Cisal – con gli 85 euro lordi che rappresentano anche una media lorda e non la cifra certa che ogni dipendente pubblico andrà a percepire, lo stipendio non andrà a coprire nemmeno il gap rispetto all’inflazione venutasi a creare in questo periodo per il mancato adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale. Se non si firma, il lavoratore avrebbe già comunque garantiti 22 euro in più in busta paga. Un accordo, tenendo conto di questa situazione, si potrebbe chiudere dunque solo garantendo 103 euro in più. Esattamente come è avvenuto nel settore privato”.

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