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Scuola, concorso flop in Sardegna: in classe restano i precari

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Da sette mesi sulla graticola, in attesa di sapere se almeno il primo step è superato. In trepidazione ci sono oltre 3mila insegnanti precari che inseguono il sogno di una cattedra: da maggio, da quando hanno sostenuto la prova scritta del concorso, aspettano di conoscere il risultato.

In palio ci sono 706 posti, distribuiti tra la scuola dell’infanzia (242) e scuola primaria (464). I loro elaborati non sono stati corretti, almeno non tutti. Per due motivi: i compiti da giudicare sono troppi e c’è un continuo balletto delle commissioni esaminanti. La Sardegna conquista così la maglia nera in Italia: anche in altre regioni ci sono stati ritardi notevolissimi ma l’isola si scopre campionessa di lentezza. E mentre i 3mila restano nel limbo, tanti altri affilano le armi per preparare i ricorsi. Tra i candidati a un posto di insegnante nelle scuole secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori), la percentuale di bocciati è altissima. Il dato, provvisorio, si aggira intorno al 70 per cento. Con alcune classi di concorso nelle quali è stata compiuta una autentica “strage”. Al punto che una buona quota dei posti disponibili è rimasta scoperta, senza un docente titolare.

L’isola dei bocciati. È stata la prova del fuoco per l’ex governo Renzi. Il primo concorso dopo la legge 107, quella che disegna la “buona scuola”. L’obiettivo era stabilizzare i tanti precari e garantire continuità didattica. Non è accaduto. In Sardegna come nel resto d’Italia. La percentuale di bocciati è spaventosamente alta. Segno che più di qualcosa non ha funzionato «perché è impensabile che la preparazione dei candidati fosse così scarsa», sottolinea Alessandro Cherchi, segretario regionale della Uil scuola. «Soprattutto perché gli stessi candidati arrivavano al concorso forti dell’abilitazione all’insegnamento – costata studio, tempo e spendita di denaro –: per loro, in teoria, superare la prova doveva essere una formalità. Niente di tutto questo: la maggior parte di loro dovrà riprovarci. Quando? Come?. Nel frattempo continuano a insegnare con incarichi di supplenza». E qui sta il paradosso: dietro la cattedra ci sono i bocciati, gli insegnanti precari che non hanno superato il concorso. Sono ancora loro a tenere in piedi la scuola.

Cattedre vacanti. Il responso sconfortante è venuto fuori dalla correzione della prova scritta. È stato questo lo scoglio sul quale si sono infranti i sogni di tanti. Per i sopravvissuti è iniziata la discesa: l’orale si è rivelato meno impegnativo, al punto che la percentuale di bocciati è stata quasi insignificante. Chi è passato non fa a spintoni con nessuno: la cattedra è sua per assenza di concorrenza. I posti assegnati sono infatti inferiori a quelli disponibili, in particolare per quanto riguarda alcune classi di concorso, nelle quali la percentuale dei promossi non è neppure un terzo rispetto a quella dei respinti.

Cercasi insegnanti. È questo il caso delle materie letterarie alle secondarie di primo e secondo grado: appena 73 insegnanti sono diventati titolari di cattedra grazie al concorso, a fronte di 245 posti disponibili. Non va meglio per quanto riguarda le discipline artistiche: 80 cattedre libere alle scuole medie, 17 i vincitori di concorso, 63 i posti vacanti coperti da supplenti, cioè dai docenti precari bocciati alla prova scritta. Ancora: nella classe di concorso B11, laboratori di scienze e tecnologia agraria, i posti assegnati sono appena 5 a fronte dei 17 disponibili, 12 cattedre restano vacanti. Clamoroso il caso delle cattedre per insegnanti di sostegno primo grado: 18 posti a concorso, 1 solo promosso. Peggio di così è successo solo in Calabria: nella classe di concorso A18, filosofia e scienze umane, su 23 partecipanti per 10 posti neppure uno è stato ammesso all’orale. Nell’isola sono andate meglio le prove per insegnanti di sostegno II grado, ma neanche in questo caso il concorso ha garantito la copertura: 21 posti banditi, 14 vincitori, 7 cattedre vacanti. Molte di più quelle di Matematica e Scienza alle Medie: c’è un buco di 60 titolari, perché su 99 posti disponibili appena 39 docenti si sono guadagnati la promozione.

Commissioni sotto accusa. Un giudizio inaccettabile per la maggior parte dei candidati. I ricorsi sono partiti, molti bocciati hanno chiesto copia degli elaborati e si sono rivolti ad associazioni e studi legali. Il verdetto è stato incassato serenamente solo da chi, pur in possesso di un’abilitazione, nella vita aveva poi scelto di percorrere un’altra strada. Ma per i precari storici della scuola, quelli che anni macinano supplenze, anche annuali, il boccone da digerire è troppo amaro. Nell’occhio del ciclone ci sono le commissioni: spesso formate da ex insegnanti in pensione, avanti con gli anni, dotati di una formazione totalmente diversa rispetto a quella dei candidati. E per questo, secondo chi ha fatto ricorso, non in grado di giudicarli e tantomeno di bocciarli.

di Silvia Sanna Lanuovasardegna.it

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